P. Eugeniusz Ziemann SCJ
Commissione Generale
pro Beatificazione di p. Dehon
Curia Generale SCJ
Roma – 2004
Nota per i
lettori
Ecco un altro fascicolo
della serie che conterrà articoli, sussidi, ecc… riguardanti la
personalità e
la spiritualità di p. Dehon, per dare la possibilità a
tutti di una conoscenza
più approfondita del nostro p. Fondatore, in vista della sua
Beatificazione – a
Dio piacendo.
1. P. Mario Panciera
scj, P. Dehon e i Dehoniani. Un profeta dei tempi moderni.
2. P. Umberto Chiarello
scj, Il Miracolo attribuito a P. Dehon. Iter processuale.
3. P. Egidio Driedonkx
scj, El Padre Dehon y el Clero.
4. P. Manuel Joaquim Gomes Barbosa scj, Padre
Dehon homem de Igreja.
5. P. Umberto Chiarello,
scj Leone Dehon – Apostolo dei nuovi tempi (1843-1925)
6. PP. Tullio Benini scj
–, André Perroux scj, Père Dehon, qui
êtes-vous ?
7. P. Albert Vander Helst scj, Onze
spiritualiteit van Priesters van het H. Hart.
8. P. Juan José Arnaiz
Ecker scj: Espiritualidad Dehoniana en la pastoral parroquial.
9. P. Muzio Ventrella
scj: Il P. Dehon nomade dell’amore di Dio.
10. P. André Perroux
scj: Le Père Dehon et sa famille.
11. P.
Eduardo Perales Pons scj: El P. León Dehon y la
oración.
12. P.
Evaristo Martínez de Alegría scj: La santità e
i santi.
13. P.
Egidio Driedonkx scj: El Padre Dehon y la formación de los
laicos.
14. P.
Umberto Chiarello scj: Padre Dehon e la famiglia dehoniana.
15. P.
Eduardo Perales Pons scj: El Padre Dehon hombre de oblación.
16. P. Jerzy Bernaciak
scj: Sługa boży O. J.L. Dehon świadek wartości, które
nie przemijają.
17. P.
Egidio Driedonkx scj: El Padre Dehon y las misiones.
18. P. Heiner Wilmer
scj: Den Charakter
Zuerst Erziehungsmaximen bei Leo Dehon.
19. P.
Marcial Maçaneiro scj: A oferta do Coração.
20. P. Angelo Cavagna scj: L’impegno
sociale di P. Dehon.
21. P. John Czyzynski scj: Father Dhon -
A Man of Oblation trough
Love.
L’amore
alla Chiesa
di
P. Leone Dehon
L’amore alla Chiesa nella
spiritualità sacerdotale di P. Dehon costituisce uno degli
elementi essenziali
della sua realizzazione concreta del sacerdozio ministeriale
nell’interno
dell’opera salvifica di Dio. La Chiesa infatti, come nuovo popolo di
Dio, con forma,
struttura e principio di azione chiaramente determinati - diversi da
altre
comunità umane - indica se stessa come Corpo di Cristo e tempio
dello Spirito
Santo, i quali si elevano su una struttura gerarchica di dipendenza e
di
servizio nei ministeri sacri istituiti da Cristo per guidare e far
crescere il
Corpo Mistico[1].
Il senso
vivo della coscienza ecclesiale del sacerdote Dehon è confermato
dalla sua
missione nella Chiesa, approfondita dal carisma e dalla
spiritualità della
congregazione religiosa di sacerdoti da lui fondata, le cui radici
attingono
alle fonti della Chiesa: al Sacratissimo Cuore di Gesù.
Manifestazione esterna
dell’amore di P. Dehon alla Chiesa fu l’impegno nell’attività
apostolica “ad
gentes”, nella questione sociale: l’edificare il regno del Cuore di Dio
nelle
anime e comunità sociali, il lavoro didattico-educativo tra i
giovani e il
clero, la propagazione della carità e della riparazione nello
spirito delle
apparizioni di Paray-le-Monial e La Salette, ed anche la fedeltà
al papa e al
Magistero della Chiesa nel contesto delle sfide del mondo di allora.
Punto di partenza nell’amore
di P. Dehon alla Chiesa fu il suo amore a Cristo. Contemplando l’icona
di Gesù
P. Dehon vide in lei non solo la Persona del Verbo incarnato, ma anche
l’intera
realtà salvifica legata alla missione di Gesù.
Ispirazione per una tale
comprensione della questione fu la riflessione teologica sul testo
evangelico
del costato trafitto di Gesù sulla croce (cf. Gv 19,34),
così come Agostino,
Giovanni Crisostomo, Ambrogio ed anche Bernardo di Chiaravalle e
Bonaventura
l’avevano trasmessa. Secondo loro il costato aperto e il Cuore trafitto
sono il
luogo della Chiesa nascente, e il sangue e l’acqua che da essa
scaturiscono il
prezzo della redenzione. Inoltre il Cuore aperto di Gesù
è la fonte dei
sacramenti che elargiscono la grazia sotto forma di acqua zampillante
per la
vita eterna. Tale evento fu opera della Provvidenza Divina. La Chiesa
infatti,
figlia e sposa del Salvatore, è uscita dal Suo Cuore durante il
sonno mistico
sulla croce. Una certa analogia e prefigurazione di ciò era
stata l’uscita di
Eva dalla costola di Adamo durante il suo sonno estatico. Il Cuore
aperto che
genera la Chiesa è anche la porta che conduce alla casa di Dio,
al santuario,
come luogo di evasione e di scuola di vita spirituale, ed anche di
riposo e di
beato paradiso, dono del Suo amore. Il Cuore di Gesù nella
redenzione e nella
grazia purifica e illumina il mondo, lo infiamma con il fuoco della
carità,
infonde vita e dà la forza che viene da tutte le virtù.
Inoltre come prototipo
e fonte della Chiesa è tempio della Santissima
Trinità e dimora
dell’Altissimo, luogo di incontro delle persone Divine in perfetta
comunione.
L’amore di Dio donato all’uomo viene dal tempio del Cuore di
Gesù e del Cuore
di Maria, segnati con il sigillo della regalità che permette
dapprima a Maria,
e poi alla Chiesa e alle anime di segnare con il sigillo del Cuore di
Gesù
tutte le opere condotte, dove questo Cuore è tempio e altare
delle offerte
presentate ed anche luogo particolare di lode e di adorazione di Dio.
Per
questo il Santissimo Cuore di Gesù è anche cuore della
Chiesa, vive
spiritualmente ed opera nella Chiesa come il cuore fisico
nell’organismo umano.
Pertanto alle fondamenta della Chiesa vi è (?) l’amore
di Cristo che le
ha affidato la cura di portare avanti l’opera della salvezza. Il primo
figlio e
sacerdote della Chiesa nato sulla croce fu san Giovanni. Padre Dehon
sottolinea
che insieme a Maria che sul Calvario ha adottato tutti i figli della
Chiesa,
san Giovanni fu all’inizio della sua
struttura visibile e delle relazioni spirituali[2].
Il processo di formazione della Chiesa nel tempo va legato
all’attività
pubblica di Cristo e soprattutto alla vocazione degli apostoli e dei
discepoli.
L’offerta della croce e il costato aperto - anticipati dall’istituzione
dell’Eucarestia e del sacerdozio – hanno costituito solamente la
conferma di tutti gli eventi precedenti,
conducenti
poi al giorno di Pentecoste, perché la Chiesa potesse realizzare
in pieno la
propria missione nel mondo. Per questo Gesù risorto si
mostrò agli apostoli e
ai discepoli per rafforzare la loro fede e trasmettere loro
gradualmente il
potere del ministero gerarchico costituente il fondamento della
missione
pastorale. Secondo P. Dehon l’edificare la Chiesa sulla struttura
gerarchia va
fondato sulla volontà di Cristo che chiamò due tipi di
uomini, gli apostoli e i
discepoli, e soltanto dopo affidò alla Chiesa di definire i
diversi gradi di
partecipazione al sacramento dell’ordine e dei ministeri. Nel mostrare
la
genesi della gerarchia della Chiesa nonché le tappe del suo
sorgere, P. Dehon
si richiamava alle lettere di san Paolo, soprattutto a Tito e Timoteo,
nelle
quali sono contenuti i requisiti richiesti ai candidati all’episcopato
e al
diaconato nelle prime comunità cristiane, nonché viene
delineata nei suoi
aspetti fondamentali la loro missione nella Chiesa[3].
Richiamandosi invece a san Giovanni Crisostomo, P. Dehon mostrava
l’identità
dell’autorità spirituale e della dignità sia del vescovo
che del presbitero.
Essa si manifesta tra l’altro nel fatto che nello stesso grado e con la
stessa
efficacia essi consacrano il corpo e il sangue di Cristo, rimettono i
peccati e
dirigono le anime. Nello stesso grado sono anche chiamati alla
santità
derivante dalle virtù proprie al sacerdozio ministeriale. Il
vescovo però
supera il presbitero per le prerogative derivanti dalla missione
dell’ufficio
compiuto. Ecco che uno dei compiti è il vigilare
sull’autenticità della
dottrina della fede e il dovere di insegnarla ai fedeli. Nel richiamare
invece
all’insegnamento del Concilio di Trento il P. Dehon ricordava che era
volontà
di Cristo l’istituzione nella Chiesa di una gerarchia formata di
vescovi,
presbiteri e diaconi, dipendenti gli uni dagli altri[4].
La grazia del sacerdozio fa sì che i presbiteri siano cuore
della Chiesa, il
Suo organo più intimo, tutto dato all’influenza di Gesù.
I presbiteri sono
anche un motore fondamentale che porta dappertutto la vita sacerdotale
di
Cristo, soprattutto grazie alla virtù della pietà, della
preghiera, dello zelo
e dell’ardore apostolico. La caratteristica ecclesiale del sacerdozio
ministeriale secondo la spiritualità dehoniana si
perpetua in cielo. In
questo contesto P. Dehon pone la domanda: Saranno essi lì uniti
all’azione
sacerdotale del Cristo? Continueranno a guidare le schiere di santi?
Lascia
però queste domande senza risposta affermando che quelli che
sulla terra sono
stati fedeli al proprio sacerdozio, riceveranno lì una misura
molto più grande
di qualsiasi altro della carità sacerdotale di Cristo sacerdote
ed in questo
modo diventeranno anche cuore della Chiesa celeste[5].
Secondo P. Dehon la Chiesa è una delle opere più
grandi di
Cristo, vero paradiso di Dio sulla terra, fecondante con i numerosi
canali
della grazia scaturenti da un’unica fonte: dal Cuore eucaristico di
Gesù che,
rendendo nuovi tutti i misteri e diventando cuore mistico del Corpo
Mistico,
gli dona il suo amore e la sua grazia, la luce e la santità.
Nella dimensione
pratica la santificazione della Chiesa e di ogni membro avviene grazie
ai 7
sacramenti. Dehon li paragona a 7 arterie che trasportano e irrorano la
vita
della carità. Il primo di essi è il Santo Battesimo. Lo
Spirito del Cuore di
Gesù presente nell’acqua consacrata immerge l’anima in un bagno
che lo purifica
dal peccato originale e da ogni peccato. Imprimendo nell’anima il
carattere
celeste della fede viva, pone nell’anima la grazia santificante e le
virtù
teologali. Grazie a questo sacramento l’uomo diviene figlio di Dio e
figlio
della Chiesa, partecipa alla gioia, ai beni e alle ricchezze di essa ed
anche
alla comunione dei santi. Il sacramento della Cresima essendo per la
sacra
unzione e per il segno della Croce crisma di salvezza, è
riflesso sull’anima
del Cuore di Gesù, che dona ad essa forze e una nuova
delicatezza, lo Spirito
d’amore con abbondanti grazie e doni. Questo sacramento rende atto
l’uomo a
combattere nelle fila di Cristo. L’Eucarestia invece nutre la vita
spirituale
del cibo celeste per una comunione eterna con Dio. Il sacramento della
Penitenza sana l’uomo dalle malattie spirituali e, nell’inesauribile
misericordia di Dio, restituisce la grazia del Battesimo che era stata
persa.
Il sacramento degli infermi (estrema unzione) toglie dall’anima il
resto del
peccato e le dà la fortezza. Il sacramento dell’Ordine invece
conserva la
continuità della gerarchia, ed è anche fonte della grazia
trasmessa nella
Chiesa attraverso i sacramenti, l’annuncio e l’Offerta eucaristica.
Infine il
sacramento del Matrimonio, simbolo dell’unità della Chiesa,
contribuisce ad
estendere nel mondo le famiglie cristiane[6].
Con l’amore alla Chiesa, fondato saldamente sui messaggi della
Rivelazione Divina, della Tradizione e della mistica cristiana, P.
Dehon
esprimeva una profonda sollecitudine per lo stato ed il livello della
vita
religiosa, morale e spirituale del Popolo di Dio come Corpo Mistico.
Momento
importante di uno sguardo maturo sulla Chiesa fu per P. Dehon il
Concilio
Vaticano I, al quale partecipò in carattere
di stenografo. Tale evento aprì davanti al giovane
sacerdote la forza e
la debolezza della Chiesa non solo nei vescovi rappresentanti le
strutture
locali visibili di essa, ma soprattutto nei problemi reali derivanti
dall’adempimento della missione di salvezza in condizioni
politico-sociali,
economiche-amministrative e ideologiche complicate esistenti nel mondo
di
allora. Concentrato soprattutto sulla Chiesa francese vedeva in essa le
divisioni interne, il timore, l’ignoranza, l’ingratitudine,
l’indifferenza e
l’apatia dei sacerdoti e delle persone consacrate, ed anche la mancanza
di
amore all’ufficio del breviario che è preghiera del sacerdote
insieme a Gesù a
nome della Chiesa[7].
L’impegno
personale di P. Dehon in favore del Popolo di Dio è espresso
dalle numerose
opere che si assunse dall’inizio della sua attività pastorale a
Saint Quentin e
con la Congregazione fondata. Convinto che il lavoro tra i fedeli porta
frutti,
indicava ai sacerdoti la necessità di aprire nuove opere.
Così come Gesù fondò
la Chiesa sulla fede di Pietro e l’autorità degli apostoli,
così il presbitero
dovrebbe fondare opere nella Chiesa: oratori, confraternite, patronati,
circoli
di studi, gruppi di giovani e circoli di aiuti reciproci[8].
Nella vita sacerdotale di P. Dehon manifestazione dell’amore alla
Chiesa
Universale era l’impegno nelle missioni “ad gentes”. Lo conferma un
appunto del
suo Diario scritto nell’ultimo anno di vita: „(…) gagner le monde,
conquérir le
monde à Jesu Christ. (…) Je voudrais élever mon
idéal à la hauteur du
leur. J’aime ardemment Notre Seigneur et je voudrais procurer le
Règne du
Sacre-Coeur”[9]. Non
essendosi dedicato in prima persona al lavoro missionario, ha
realizzato questa
vocazione in centinaia di missionari della Congregazione che lavorano
in molte
parti del mondo[10]
e in molti
settori dell’attività apostolica della Chiesa. La Chiesa infatti
fa di tutto
per rendere le anime dimora di Cristo soprattutto con l’insegnamento,
la
direzione spirituale e i sacramenti, nonché con l’ascolto umile
della Chiesa, e
con l’usufruire della grazia del sacramento del Battesimo e
dell’Eucarestia.
Come sottolinea il P. Dehon, l’attività della Chiesa non va
limitata
esclusivamente alla sfera delle realtà soprannaturali. E’
importante anche la
sua presenza nella vita pubblica e l’attività in campo sociale[11].
Per questo l’anelito del Padre Dehon era che il Cuore di Gesù
penetrasse la
vita dell’intera Chiesa, soprattutto dei poveri e degli abbandonati del
Regno.
Una particolare manifestazione dell’amore alla Chiesa era
l’obbedienza a il rispetto di P. Dehon nei confronti dei vescovi, del
Papa e
della Santa Sede. Il motivo principale di questo comportamento
scaturiva dalla
sua convinzione profonda che la Chiesa è sposa dello Spirito
Santo, artefice
della vita del Salvatore nel grembo di Maria e della vita mistica nella
Chiesa.
La Chiesa è dunque presente in Cristo, e la sua crescita
è iniziata con la
chiamata degli apostoli, e resa più dinamica con la discesa
dello Spirito
Santo. In forza di esso gli apostoli convertirono le genti alla fede,
aprendo
loro la strada alla Chiesa attraverso la rinascita nell’acqua e nello
Spirito
Santo. I loro successori sono i vescovi istituiti dallo Spirito Santo a
dirigere la Chiesa di Dio. Agli altri membri della Chiesa invece lo
Spirito dà
dei doni in conformità della loro vocazione e missione. L’amore
alla Chiesa
nell’obbedienza all’episcopato, P. Dehon lo mostrò verso tutti i
vescovi della
diocesi di Soissons[12],
soprattutto però nei confronti del vescovo O. Thibaudier. Nel
tempo in cui egli
reggeva la diocesi P. Dehon fondò a Saint Quentin diverse opere
tra cui: il
Collegio di san Giovanni, l’oratorio diocesano e il Patronato di san
Giuseppe,
e soprattutto la Congregazione degli Oblati del Sacratissimo Cuore di
Gesù.
Invece quando nel 1883 la Sede Apostolica soppresse la Congregazione,
P. Dehon
per amore alla Chiesa obbedì non solo alla decisione di Roma, ma
anche agli
ordini del proprio vescovo. Un altro esempio di obbedienza al vescovo,
già dopo
la nomina ad arcivescovo di Cambrai (1889), fu l’accettare il divieto
di
dirigere il collegio di san Giovanni, ed anche l’unione della
Congregazione
appena approvata da Roma (1888) con qualche “antica” congregazione: i
Padri
dello Spirito Santo o i Missionari del Sacratissimo Cuore di
Gesù a Issoudum.
Senza ombra di contestazione il Fondatore cercò il modo giusto
per sottrarsi a
quest’ordine, conformemente allo spirito d’amore alla Chiesa e
all’obbedienza
al vescovo. Lo stesso fu allorché la Santa Sede richiese che
egli negasse i
presunti legami tra le “apparizioni, rivelazioni” della Madre Maria di
sant’Ignazio
della Congregazione delle Serve del Sacratissimo Cuore con l’idea di
fondare la
Congregazione degli Oblati[13].
Roma per P. Dehon era cuore della Chiesa, nuova Gerusalemme,
Città santa, nella
quale il Cuore di Gesù è vivo. Gesù Cristo ha dato
ad essa tre grandi apostoli,
perché la formassero come capitale spirituale del cristianesimo:
Pietro, Paolo,
Giovanni. Giovanni definiva Roma la Prima Chiesa Electa domina
(cf. 2 Gv
1,1), Paolo invec la rende felice con la propria fede ricevuta da
Pietro, e la
fama di essa si diffonde per tutto il mondo (cf. Rm 1,8).Considerando
il fatto
che Cristo aveva posto Pietro come roccia sulla quale doveva edificarsi
la
Chiesa, P. Dehon indicava gli eventi che avevano trasferito
Pietro-Roccia da
Gerusalemme ad Antiochia, e poi da Antiochia a Roma dove egli divenne
pietra
angolare della Chiesa dandole il sigillo del sangue, della fede e
dell’amore.
In questo modo Cristo rimase a Roma unendo il proprio Cuore con il
cuore della
Chiesa, e la Città divenne fonte di grazia, luce e verità
trasmessa al mondo
per mediazione della gerarchia, soprattutto grazie alla diffusione del
culto,
alla celebrazione dell’Eucarestia e dei sacramenti[14].
Particolarmente il primato di Pietro legato a Roma divenne punto
centrale di
riferimento di tutto l’orientamento sacerdotale di P. Dehon. Lo
testimonia se
non altro la scelta del seminario di santa Chiara, rafforzata anche
dall’incoraggiamento di Pio IX. Come risulta dalle opere spirituali di
P. Dehon
il rispetto per il Santo Padre e l’obbedienza filiale alle sue
indicazioni
costituiscono uno degli elementi essenziali del culto del Sacratissimo
Cuore di
Gesù. A suo parere Cristo è realmente presente
nell’Eucarestia, invece nel Papa
è presente la Sua autorità e l’autenticità della
dottrina. Egli aveva in
programma di esprimere la propria fedeltà alla Sede Apostolica e
al Papa con un
voto aggiunto, su modello dei Gesuiti, anche se spesso sperimentava
l’avversità
di Roma verso l’idea della Congregazione fondata e della sua missione
nella
Chiesa. La sua vita di sacerdote e religioso si realizzò in seno
ai pontificati
di Pio IX (1846-1878), Leone XIII (1878-1903), Pio X (1903-1914),
Benedetto XV
(1914-1922) e Pio XI (1922-1939). Va notato il fatto che un legame
particolare
legò il P. Dehon con Leone XIII, propagatore della dottrina
sociale della
Chiesa e di una concezione rinnovata del culto del Cuore di
Gesù. Espressione
di fedeltà al Papa era anche la sua cultura ortodossa e salda,
grazie alla
quale i congressi sociali che si svolgevano godevano dell’approvazione
della
Santa Sede. Dehon chiamava i sacerdoti a rinnovare il rispetto e la
fedeltà
alla Chiesa di Roma accogliendone integralmente l’insegnamento e le
indicazioni. Anzi, li invogliava a pregare sia per il Papa che per la
Chiesa
Universale[15].
Modello di amore alla Chiesa fu per P. Dehon san Giuseppe che in
verità in vita non ne vide le strutture né
sperimentò la forza spirituale della
Pentecoste, ma con tutta certezza ne era presente alla nascita nella
Famiglia
di Nazaret. Secondo P. Dehon san Giuseppe ebbe nella Chiesa nascente il
compito
di superiore esterno e protettore. Egli infatti assistette Maria e
Gesù sia
materialmente che spiritualmente. Con il lavoro delle proprie mani
assicurò
loro il sostentamento quotidiano e con la vita religiosa costruì
un’atmosfera
di fede. Assorto nella voce di Dio reagì ad ogni pericolo
minacciante Gesù e
Maria, e curandosi dell’aspetto umano di Gesù gli insegnò
il lavoro fisico,
mentre nell’educazione religiosa gli mostrò il valore del tempio
e delle feste
ebraiche in esso celebrate. Continuando ad essere protettore della
Santa
Chiesa, si prende cura ora della crescita e del mantenimento di essa, e
la
difende anche davanti ai pericoli. Nonostante abbia questo valore nella
Chiesa,
egli non possiede in essa l’autorità del potere gerarchico. Ha
invece autorità
di paternità morale[16].
L’amore di P. Dehon alla
Chiesa ha nella sua spiritualità sacerdotale molti riferimenti
pratici qui solo
segnalati.
(Traduzione dal testo
originale polacco)
[1] Cf. LG, 18.
[2]
cf.
OSp 1, p. 452, 442-444, 447-449, 551-552; ibid. 2, p. 385-386; ibid. 3,
p.
529-530; ibid. 4, p. 517; ibid. 7, p. 44-45.
[3] Vale la pena
richiamare in questo luogo i 3 articoli del cardinale Stanisław Nagy:
Prezbiterzy w pierwotnej gminie jerozolimskiej, RTK
8(1961), q. 1,
p. 5-22; Hierarchia kościelna w okresie misyjnej działalności
św. Pawła, ivi 11(1964), q. 2, p. 55-79; Hierarchia
kościelna w ostatnim okresie życia św. Pawła, ivi
13(1966), q. 2, p. 23-44. Sono essi una visione teologica della
questione della
gerarchia nella Chiesa primitiva, soprattutto sotto l’aspetto della
terminologia allora adottata: vescovo, presbitero, diacono, che
indicava le
loro competenze e i loro compiti.
[4] Cf. Osp 4, p.
294-296.
[5]
cf.
OSp, 2, p. 473.
[6]
cf.
OSp 2, p. 50-53; 431-433, ibid. 4, p. 286.
[7] cf. NQ 1, p. 75-76; NHV 3, p.
123-124; A. PERROUX, Un ritratto di Padre
Dehon, DH 79(1991), p. 44.
[8] cf. OSp 2, p. 621-623.
[9] Cf. NQ 5, p. 533-534.
[10] cf. G. MANZONI, Leone Dehon e
il suo mesaggio, Bologna 1989, p.
331-337.
[11] cf. OSp 1, p. 222; ibid 2, p.
604-605; R. FLORES, Spiritualità
riparatrice, DH 68(1986), p. 123-126.
[12] Furono sei: Jean-Pierre Jaques
Dours (1863-1876), Odon Thibaudier
(1876-1889), Jean Babtiste Théodore Duval (1889-1896), August
Victor
Deramecourt (1896-1906), Pierre Luis Pechenard (1906-1920) i Charles
Joseph
Binet (1920-1927). I rapporti con i vescovi ebbero a volte un corso
drammatico
(cf. A. VASSENA, Les rapports du Père Dehon avec les
évêques de Soissons,
SDH 20(1994), p. 5-251.
[13]
cf.
OSp 4, p. 285-286; U. CHIARELLO, Carisma del fondatore e
spiritualità,
SDH 28(1991), p. 53-54.
[14]
cf.
OSp 2, p. 430-431; ibid. 3, p. 68-69.
[15]
cf.
OSp 2, p. 476-477; ibid. 3, s. 69-70; ibid. 7, p. 134; G. PALERMO, Leone
Dehon apostolo della riparazione, Roma 1991, p. 139-140; A.
PERROUX, art.
cit., p. 45; B. SORGE, Costruire la Chiesa nei tempi nuovi, Il
messaggio di Leone Dehon, Civiltà Cattolica 129(1978), q.
3066, p. 533-535.
[16] cf. OSp 3, p. 496.