P. Mirosław Daniluk SCJ
KS. LEON DEHON
PROPAGATOR ODNOWY TRZECIEGO ZAKONU
FRANCISZKAŃSKIEGO
Commissione Generale pro
Beatificazione di p. Dehon
Curia Generale SCJ
Roma – 2004
Nota per i lettori
Ecco un altro fascicolo della serie
che conterrà articoli, sussidi,
ecc… riguardanti la
personalità e la spiritualità di p. Dehon, per dare la
possibilità a tutti di
una conoscenza più approfondita del nostro p. Fondatore, in
vista della sua
Beatificazione – a Dio piacendo.
1. P. Mario Panciera scj: P.
Dehon e i Dehoniani.
Un profeta dei tempi moderni.
2. P. Umberto Chiarello scj: Il
Miracolo attribuito
a P. Dehon. Iter
processuale.
3. P. Egidio Driedonkx scj: El
Padre Dehon y el Clero.
4. P. Manuel Joaquim Gomes
Barbosa scj: Padre Dehon homem de Igreja.
5. P. Umberto Chiarello scj: Leone
Dehon – Apostolo
dei nuovi tempi (1843-1925).
6. PP. Tullio Benini scj –
André
Perroux scj : Père Dehon, qui êtes-vous ?
7. P. Albert Vander Helst scj: Onze
spiritualiteit van Priesters van het H. Hart.
8. P. Juan José Arnaiz Ecker
scj:
Espiritualidad Dehoniana en la pastoral parroquial.
10. P. André Perroux scj: Le
Père Dehon et sa famille.
11. P. Eduardo Perales Pons scj: El
P. León Dehon y la oración.
12. P. Evaristo Martínez de
Alegría scj: La santità
e i santi.
13. P. Egidio Driedonkx scj: El
Padre Dehon y la formación de los laicos.
14. P. Umberto Chiarello scj: Padre
Dehon e la
famiglia dehoniana.
15. P. Eduardo Perales Pons scj: El
Padre Dehon hombre de oblación.
16. P. Jerzy Bernaciak scj: Sługa
boży O. J.L. Dehon świadek wartości, które nie przemijają.
17. P. Egidio Driedonkx scj: El
Padre Dehon y las misiones.
18. P. Heiner Wilmer scj: Den
Charakter Zuerst Erziehungsmaximen bei Leo Dehon.
19. P. Marcial Maçaneiro
scj: A
oferta do Coração.
20. P. Angelo Cavagna scj: L’impegno
sociale di P.
Dehon.
21. P. John
Czyzynski scj: Father Dhon - A Man of Oblation trough Love.
22.
P. Eugeniusz Ziemann scj: Umiłowanie Kościoła przez o. Jana
Leona Dehona.
23. André Perroux scj: Il
senso di Chiesa secondo
Padre Dehon.
24. Egidio Driedonkx scj: El
oratorio diocesano de
Soissons.
25. Mirosław Daniluk scj: P.
Leone Dehon,
propagatore del rinnovamento del Terz’Ordine Francescano.
Nella prova di rinnovamento del
Terzo Ordine di san
Francesco, intrapresa dal papa Leone XIII, prese parte attiva P. Leone
Dehon[1].
Nell’enciclica Auspicato
del 1882 papa Leone
XIII aveva riconosciuto il Terzo Ordine Francescano come il miglior
centro di
rinnovamento m o r a l e della società, a condizione però
di allargare il
numero e la cerchia dei suoi membri, e di farlo ritornare allo stato
originario
del XIII secolo. Al problema più urgente nell’Ottocento – quello
della
questione operaia, che aveva un grosso riflesso anche sulla vita
religiosa di
larghe masse di gente – il Papa rispose con l’affermazione che “la
difficoltà
che travaglia le menti degli uomini di governo sul modo di
equanimemente
comporre le ragioni dei ricchi e dei poveri, resta mirabilmente sciolta
una
volta che sia scolpita negli animi la persuasione che la povertà
non è per se
stessa spregevole: occorre che il ricco sia caritatevole e munifico;
che il
povero sia rassegnato e attivo, e poiché nessuno dei due
è nato per i mutabili
beni della terra, gli uni con la sofferenza, gli altri con la
liberalità si
procurino di raggiungere il cielo”[2].
Con quest’affermazione accettava l’ordine sociale fino allora esistente.
Per allargare la cerchia del Terzo
Ordine Francescano,
il papa Leone XIII scrisse nel 1883 la costituzione apostolica Misericors
Dei Filius che, mitigando l’antica regola terziaria, l’apriva a una
cerchia
più larga di fedeli, così da “accelerare il ritorno a
Gesù Cristo dei singoli e
dell’intera società”[3].
Solo però dopo la
pubblicazione dell’enciclica Rerum
novarum (che criticava l’ordine sociale fino allora esistente), la
seduta
di una commissione di studi, organizzata per iniziativa di Leon Harmel
e
tenutasi dal 14 al 21 luglio 1893 a Valdes-Bois, fece un passo
importante verso
la riforma del terzo ordine. La commissione era composta da 14
religiosi (tra
cui 7 provinciali) e 20 in tutto tra
sacerdoti diocesani e laici. Vi partecipò il P. Dehon e fu un
ardente
sostenitore del programma di cambiamento del terzo ordine da una
confraternita
pia caratterizzata dall’individualismo ad un’istituzione organizzata di
rinnovamento cristiano sociale[4]. Dopo la relazione di Harmel sulla
commissione durante un’udienza a Roma, papa Leone XIII espresse la
speranza
che, riorganizzato, il terzo ordine avrebbe portato splendidi frutti.
Solo però
nella lettera Quae nuper al commissario del Terzo Ordine di San
Francesco in Francia sull’utilità del Terzo Ordine, inviata nel
1894 dopo
l’importante congresso del terzo ordine a Paray-le- Monial[5],
Leone XIII ne appoggiò decisamente l’attività sociale,
scrivendo: “Il fatto poi
che i Nostri documenti e l’intercessione significassero molto presso di
voi,
risulta chiaramente proprio dalla questione attuale, tanto più
che avete
richiesto con insistenza di dirigere le forse naturali del Terzo Ordine
nel
sostegno alla questione sociale[6].
Il rigetto dei pregiudizi e delle ingiuste menzogne a riguardo, la
difesa e la
propagazione dei principi di giustizia e di uguaglianza evangelica,
l’incitare
i lavoratori ad assumersi compiti pii e virtuosi, così come il
fornire ad
essi gli aiuti adatti in ogni disgrazia, nonché l’unirsi con
legami di vera
fraternità nell’attività esistenziale indirizzata
all’esterno[7]:
ecco i vostri presupposti principali, campo vasto in cui potete
mostrare il
carattere del vostro Istituto e l’amore alla patria. Ciò
è veramente giusto e
santo”[8]. Il programma di Leone XIII che P.
Dehon
chiamava “secondo Francesco” a motivo della sua sensibilità
sociale, divenne il
suo programma, perché egli pure era un adoratore di san
Francesco di Assisi[9], e come il papa membro del Terzo
Ordine
Francescano. P. Dehon propagherà le indicazioni del congresso di
Paray-le-Moniale, coincidenti con la sua idea del Regno del Cuore di
Gesù[10], nel Manuel social
chrétien (Paris
1985, II parte, cap. XII)[11]
dove ne cita i punti principali, sottolineando i seguenti doveri del
Terzo
Ordine: 1o conquistare persone che siano l’élite di
tutte le classi,
e che si distinguano per fede e obbedienza al papa come contrappeso
alla
massoneria; 2o non limitarsi
solo a condurre personalmente una vita fedele ai principi cristiani, ma
assumersi compiti importanti nella vita pubblica e sociale,
propagandovi
principi cristiani, soprattutto la giustizia e la carità, e
l’influsso della
Chiesa; 3o combattere con la parola, lo scritto e l’esempio
della
vita i pericoli della dottrina erronea del socialismo e l’onnipotenza
ingiusta
del capitale, conoscere i problemi sociali e propagare le riforme
sociali; 4o
che i dirigenti delle confraternite congreghe riflettano sui
particolari
dell’esercizio della giustizia nelle diverse professioni, insegnandolo
poi
durante le riunioni; 5o promuovere e aiutare attivamente
l’organizzazione di incontri di studio e cercare istituzioni in grado
di
assicurare le regole della giustizia nel commercio e nell’impresa; 6o
lo studio da parte dei sacerdoti membri del Terzo Ordine dei principi
morali e
giustizia privata e l’insegnamento di essi ai fedeli; 7o
agire
lasciandosi guidare dalla spirito di san Francesco nel servizio ai
poveri,
cautelare le loro necessità, liberarli dalla oppressione
fondando e sostenendo
delle istituzioni adatte che si occupino dell’organizzazione cristiana
del
lavoro, dell’aiuto agli operai che si trovano nella miseria provocata
dalla
malattia, dallo sciopero, dall’anzianità e dalla morte; 8o
unione
dei terziari e rafforzamento della solidarietà reciproca non
solo nelle
questioni religiose e soprannaturali, ma anche sociali ed economiche.
Padre Dehon partecipò molte
volte ai congressi del
Terzo Ordine di san Francesco[12]
e si pronunziò sul ruolo di esso[13]. Affermava magistralmente che “il
Terzo
ordine senza l’azione sociale non è più il Terzo Ordine
di san Francesco, ma
una confraternita senza forza e senza vitalità”[14], e riteneva che il limitare i
compiti dei
membri alla religiosità privata, come era successo negli ultimi
due secoli,
fosse un diminuire Gesù Cristo e un agire contro lo spirito di
san Francesco[15]. Il desiderio infatti di san
Francesco era la
giustizia nella vita economica e sociale[16].
Realizzando il carisma di lui, l’avevano incarnata tali figli suoi
quali
Antonio di Padova, Bernardino da Siena, Giovanni Capestrano e
Bernardino da
Feltre, ritenuti modello nell’attività sociale, i quali avevano
combattuto con
la disonestà nel commercio e con l’usura e organizzato per i
poveri delle
banche, i Monti di Pietà di denaro e frumentari[17], accordanti prestiti favorevoli.
Siccome la
situazione della popolazione nel XIX secolo era pietosa a motivo
dell’onnipotenza del capitale e della sua concorrenza che imponeva
diritti
ingiusti, costringenti l’operaio a un lavoro smisurato e ad accettare
un
salario miserevole, con danno per la propria famiglia, per la salute ed
anche
per la propria vita, il Terzo Ordine, che nel XIII secolo aveva salvato
la
popolazione dal dominio feudale (grazie al privilegio di dispensare i
sudditi
dal giuramento feudale e dagli obblighi ad esso connessi, quali ad es.
quello
del servizio militare), avrebbe dovuto - affermava P. Dehon alla
stregua del
papa Leone XIII - intraprendere la sua missione sociale. Per motivare
le
proprie esigenze, P. Dehon si richiama a Francesco affermando che:
“L’operaio
oppresso e dato in preda dal nostro sistema economico sarebbe per lui
(cioè per
Francesco) come Gesù straziato, Gesù che grida: “Sono
affamato, oppresso,
abbandonato”. Non aveva detto forse Gesù: “Tutto quanto avete
fatto a uno solo
di questi miei fratelli più piccoli, l’avete fatto a me” (cf. Mt
25,40).
Il nostro caro santo (Francesco) non si accontenterebbe di annunciare
le verità
della fede, esaminerebbe il problema sociale. Cercherebbe di riportare
il regno
della giustizia e dell’equità. Voi anche dovreste fare
così, per essere
suoi veri figli”[18]. Ricordava poi ai membri le
indicazioni del
congresso di Limoges del 1895[19],
perché senza parzialità esaminassero in spirito cristiano
le richieste dei
lavoratori e agissero per migliorarne le condizioni, in sintonia con
l’insegnamento della Chiesa. Riteneva primo dovere conoscere alla luce
delle
encicliche dei Papi le fonti dell’ingiustizia e dell’oppressione, tali
come
l’usura, lo sfruttamento degli operai con un lavoro smisurato e una
bassa
retribuzione, la violazione dei principi morali nel commercio e
nell’impresa.
Conseguenza della conoscenza dei principi di giustizia deve essere la
loro
diffusione e la difesa e lo smascheramento dell’ingiustizia
sull’esempio di
Bernardino da Siena il quale, grazie allo studio dei meccanismi del
commercio,
ne mostrò 18 delle più frequenti infrazioni contro la giustizia[20].. Padre Dehon riteneva campo delle
azioni concrete del
Terzo Ordine anche la battaglia per la libertà piena delle
associazioni e la
rappresentazione professionale. Nella conferenza dal titolo La
doctrine de
la charité evangélique et consequence de cette doctrine
dans la vie sociale et
economique tenuta nel 1899 al congresso di Tolosa[21], consigliava al Terzo Ordine un
programma di
azione sociale comprendente studi preparatori, incontri, opere
assistenziali e
di creditizie, stampa, divulgazione di riforme sociali. Lanciava il
motto di
Leone di “uscire verso il popolo”, verso gli operai e i poveri.
Invogliava ad aprire per loro scuole cattoliche, agrarie, dar loro
l’elemosina,
organizzare aiuti per gli orfani e gli anziani, i contadini e gli
operai,
assicurare una dote per le ragazze povere, operare in favore di un
rinnovamento
delle famiglie operaie, unire i sindacati, organizzare patronati e
circoli
operai, circoli di studio, cooperative, casse rurali, uffici di
assistenza,
agenzie di lavoro temporaneo; incoraggiava ad affrontare vivamente
questi
problemi verbalmente e per iscritto, a contribuire allo sviluppo della
democrazia sostenendo l’organizzazione delle elezioni libere in Francia[22]. La maggior parte del clero
francese stava
ferma su posizioni conservatrici e, non comprendendo i problemi
sociali, era
indifferente o contraria alle indicazioni sociali di papa Leone XIII.
Il
programma di rinnovamento del Terzo Ordine di san Francesco
trovò risonanza in
Polonia dove fu accolto e accettato dai Frati minori, detti in Polonia bernardini.
Lo dimostra la piccola opera O III. Zakonie św. Franciszka jako
reformie socialnej (Lwów 1897) scritta da Czesław Bogdalski
OFM,
organizzatore, direttore e visitatore dei terziari francescani ed anche
redattore (1886-95 e 1899-22) del “Dzwonek Trzceciego Zakonu” (cio
è “Il
campanello del Terzo Ordine”)[23], che riportava molti esempi
dell’attività
sociale dei terziari nel mondo nello spirito di papa Leone XIII, e
mostrava
però la debolezza del Terzo Ordine in Polonia a causa della
mancata conoscenza
della regola da parte del clero diocesano e dell’inconsapevolezza del
valore di
essa, della mancanza della sua divulgazione, e a causa pure della
dispersione
dei terziari. Dava anche ai terziari polacchi un programma di azione
sociale
coincidente in molti punti con il programma sostenuto da Padre Dehon[24].
Per divulgare l’insegnamento
sociale del Papa i
sostenitori del nuovo orientamento del Terzo Ordine, tra cui P. Dehon e
il suo
stretto amico Leon Harmel, ebbero l’idea di organizzare in breve un
congresso
internazionale dei terziari francescani. E difatti esso si svolse nei
giorni
23-27 settembre 1900 a Roma, riunendo 15000 membri, tra i quali 9000
italiani e
2000 francesi. Le sedute generali si tenevano nella chiesa di
sant’Andrea della
Valle. Il discorso pronunziato da padre Leone Dehon dal titolo L’action
nouvelle du tiers-ordre gli ottenne tra gli avversari del corso
sociale, di
cui faceva parte la maggioranza dei cappuccini, la fama non solo di
socialista,
ma anche di rivoluzionario. Nonostante l’opposizione di L. Harmel e di
P. Dehon
a quel congresso fu affermato chiaramente che il Terzo Ordine non
è “né una
scuola di sociologia, né un’organizzazione per diffondere
l’economia politica”.
Roma divenne dunque per gli innovatori luogo di sconfitta. Svanì
così il bel
sogno sociale non solo di papa Leone XIII, ma anche di P. Dehon e di L.
Harmel.
Padre Dehon iniziò a ritirarsi dall’azione sociale fino a
rinunziarvici
definitivamente alla morte del grande Papa.
Nella Lettera Tertium
Franciscalium Ordinem del
1912 papa Pio X vietò formalmente al Terzo Ordine come tale di
immischiarsi
nella politica o in questioni puramente economiche, giudicando tale
azione come
totalmente contraria ai presupposti del Terzo Ordine. Consigliò
però ai singoli
terziari di partecipare all’azione sociale di altre associazioni, per
es.
dell’Azione Cattolica che godeva del riconoscimento della Sede
Apostolica, e
pose le associazioni fondate dai terziari sotto l’autorità dei
vescovi ai quali
trasmise il diritto di nominarne i dirigenti, limitando in questo modo
l’influsso
degli stessi terziari sulla formazione del carattere e sul
funzionamento di
tali associazioni. Il divieto del Papa verso il Terzo Ordine
comprendeva anche
le cosiddette opere sociali miste, cioè quelle aventi per fine
il bene morale e
religioso dei fedeli, ma miranti anche a soddisfare i loro bisogni
terreni. Il
divieto riguardava dunque i diversi sindacati e le leghe
operaie come
organisazioni[25]. Così andò persa
l’iniziativa di Leone XIII
di rinnovare il Terzo Ordine francescano.
Tale comportamento di papa Pio X
scaturiva dal suo
atteggiamento nei confronti di ogni corrente di innovazione definita
come
modernismo. Secondo le convinzioni di Pio X dalle chiare tendenze
antidemocratiche, fu vietata ai cattolici laici ogni attività
religioso-sociale
che non avesse un permesso ufficiale della curia (decreto Lamentabili
sane
exitu e enciclica Pascendi dominici gregis del 1907)[26].
[1] Un quadro ampio del movimento sociale francescano in Francia all’indomani dell’uscita dell’enciclica Rerum novarum lo offre l’opera di J.M. Bournod, Le mouvement social franciscain en France a la suite de Rerum novarum (1893-1901), Paris 1991.
[2] Testo italiano in: ww.vatican.va/holy_father/leo_xiii/encyclicals/ documents/hfl-xiii_enc_17091882_auspicato-concessum_it.html.
[3] Ivi p. 58-69.
[4] M. Denis, Le père Dehon et le Tiers-Ordre de Saint François d’Assise, bisonia completare il titolo del periodico e la concreta pagina (da noi non è disponibilie) oppure gettare via questa nota!
[5] J.M. Burnod in opera già citata enumera 12 postulati del congresso (11-13 settembre) verso i membri del terzo ordine; otto di essi ricordano che il terziario non si può isolare dalla vita sociale e pubblica, ma ha l’obbligo di impegnarsi a difendere la giustizia.
[6] Sottolineature in grassetto dell’Autore dell’articolo (ndt.).
[7] Sottolineature in grassetto dell’Autore dell’articolo (ndt.).
[8]Il testo latino in: Leon XIII, Allocutiones, epistolae, constitutiones aliaque acta praecipua, Brugis 1896, V 299-300.
[9] Lo scelse addirittura come uno dei patroni principali della sua congregazione religiosa (cf. Thesaurus precum, Romae 1954, p. 24-25) e lo inserì tra i santi del Cuore di Gesù (Directoire spirituel des Prêtres du Sacré-Coeur de Jésus, in L. Dehon, Oeuvres spirituelles, Roma 1985, VII p.55).
[10] Nel 1898 lanciò l’idea di questo regno sulle colonne del primo numero del giornaletto da lui iniziato: “Le Règne du Sacré-Coeur dans les âmes et les sociétés”.
[11] L.Dehon, Oeuvres sociales, Napoli 1976, II 231-235.
[12] A Reims nel 1896, a Nîmes nel 1897, a Tolosa nel 1899 e a Roma nel 1900.
[13] Propagation et defense des principes de la justice et de l’equite évangéliques, Actes du Troisième Congrès du Tiers-Ordre Franciscain, tenu à Reims du 17 au 21 août 1896, Le Mans 1897, p. 277-284; Lettera di P. Dehon a Padre Jules commissario generale del Terzo Ordine riguardo il Congresso del Terzo Ordine a Nîmes pubblicato in Actes du Quatrième Congrès du Tiers-Ordre Franciscain, tenu à Nîmes du 23 au 27 août 1897, Brive 1898 nonché in Oeuvres sociales, Napoli 1985, IV p. 641-644; L’Action sociale du Tiers-ordre, “La Chronique du Sud-Est”, novembre 1898, nr 11, p. 345-347; La mission actuelle du Tiers-Ordre. Completer son recrutement - Elargir son esprit, relazione al Congresso internazionale del Terzo Ordine svoltosi a Roma nel 1900 e pubblicato a parte con il titolo Congrès International du Tiers-Ordre franciscain Rome, 22-26 septembre 1900. Discours du R.P. Dehon, Rome 1900 nonché in Oeuvres sociales, Napoli 1978, I p. 478-483.
[14] „Le Tiers-Ordre, sans l’action sociale, n’est plus le Tiers-Ordre de saint François, c’est une confrérie sans force et sans vitalité”, da Propagation et defense, in: L. Dehon, Oeuvres sociales, Napoli 1985, IV p. 636.
[15] Manuel social chrétien, in: Oeuvres sociales, Napoli 1976, II p. 233.
[16] Ivi p. 631.
[17] Sulla loro storia e il loro funzionamento esiste un’abbondante letteratura: Louis de Besse, Le b. Bernardin de Feltre et son oeuvre I-II, Tours 1902; P. Holzapfel, Die Anfänge der Montes Pietatis, München 1903; F. Faicchio, I Monti di Pietà e la predicazione francescana nel secolo XV, Napoli 1932; G. Vitali, Il Monte di Credito di Ancona, Monaco 1940; A. Salzano, Il “Monte dei denari” e il “Monte del grano” a Spoleto nella seconda metà del Quattrocento, Spoleto 1940; A. Parsons, Economic Significance of the Montes Pietatis, “Franciscan Studies” 1(1941) q. 3, 3-28; G. Fabiani, Gli Ebrei e il Monte di Pietà in Ascoli, Rocca S. Casciano 1942; G. Coniglio, Enciclopedia Cattolica, Città del Vaticano 1952, VIII col. 1378-1380; P. Mattei, Cenni storici sui banchi di pegno e i Monti di Pietà. Il Monte di Pietà a Padova, Padova 1953; A. Ghinato, Monte di pietà e monti frumentari di Amelia. Origine e antichi statuti, Roma 1956; id., Studi e documenti intorno ai primitivi Monti di Pietà I-VI, Roma 1956-1972; E. Patriarca, Il monte di pietà di S. Daniele del Friuli, Verona 1956; G. Garrani, Il carattere bancario e l’evoluzione strutturale dei primigeni Monti di Pietà, Milano 1957; A. Ghinato, I primitivi Monti frumentari di fra Andrea da Faenza, “Antonianum”. Periodicum philosophico-theologicum 33(1958) 423-442; 34(1959) 32-72; G. Barbieri, Il beato Bernardino da Feltre nella storia sociale del rinascimento, Milano 1962; B. Laugeni, Il b. Giovanni Marinoni, ideatore e promotore del Monte di Pietà, precursore del banco di Napoli, “Regnum” 18(1962) 142-163; S. Majarelli, U. Nicolini, Il monte dei poveri di Perugia. Periodo delle origini (1462-1474), Perugia 1962; A. Ghinato, Studi e documenti intorno ai primitivi Monti di Pietà I-V, Roma 1963; P. Compostella, Il Monte di Pietà di Milano. Le origini (1486-1528), Milano 1966; V. Meneghin, Documenti vari intorno al b. Bernardino Tomitano da Feltre, Roma 1966; M. Martelli, Storia del Monte di Pietà di Lugo di Romagna (1546-1968), Firenze 1969; M. Monaco, La questione dei monti di pietà al quinto Concilio lateranense, “Rivista di studi salernitani” 7(1971) 85‑136; M. Sensi, Tre Monti frumentari del secolo XV, “Studi Maceratesi” 5(1971) 285-305; A. Ghinato, I Monti di Pietà in Umbria, in: Storia e cultura in Umbria nell’età moderna (sec. XV-XVIII). Atti del VIII Convegno di studi umbri, Gubbio 18-22.5.1969, Perugia 1972, p. 475-517; I monti di pietà e le attività sociali dei francescani nel Quatrocento, “Picenum seraphicum” 9(1972) 7-332; M. Sensi, Fra Andrea da Faenza istitutore dei Monti frumentari, “Picenum seraphicum” 9(1972) 162‑257; J. López Yepes, Dictionnaire d’histoire et de géographie ecclésiastiques, Paris 1924, III col. 1726-1736 (bibl.); V. Meneghin, Bernardino da Feltre e i monti di Pietà, Vicenza 1974; G.A. Mantovani, La comunità ebraica in Crema nel sec. XV e le origini del Monte di Pietà, “Nuova rivista storica” (Roma) 59(1975) 378-406; L. Ilvo‑Gai Capecchi, Il Monte di Pietà a Pistoia e le sue origini, Firenze 1976; L. Canonici, Il Monte di Pietà in Assisi, “Studi francescani” 74(1977) 345‑374; id., Il Monte Frumentario d’Assisi, in: Atti Accad. Properziana del Subasio (Assisi), ser. VI n. 1(1978) 69‑83; R. Segre, Bernardino da Feltre, i Monti di Pietà e i banchi ebraici, “Rivista storica italiana” 90(1978) 818‑833; C. Dolcini, Considerazioni sugli Statuti del Monte di Pietà di Cesena, “Atti della Accademia delle Scienze dell’Istituto di Bologna” Classe di Scienze Morali. Serie: Rendiconti. Bol. 64(1979) 103‑135; C. Gambacorta, Dei Monti di Pietà [Abruzzo], “La Voce Pretuziana” 8(1979) q. 2, 10‑16; M. Muzzarelli, Un bilancio storiografico sui Monti di Pietà: 1956-1976, “Rivista di storia della Chiesa in Italia” 33(1979) 165-183; Y. Marec, J. Vidalenc, Le Mont-de-Piété de Rouen (1778-1923), Un “baromètre de la misère publique”?, Rouen 1980; V. Meneghin, Bernardino da Feltre, i Monti di Pietà e i banchi ebraici, “Archivum franciscanum historicum” 73(1980) 688‑703; id., La fondazione del Monte di Pietà di Cittadella, Venezia 1980; M.G. Muzzarelli, Il Gaetano ed il Bariani: per una revisione della tematica sui Monti di Pietà, “Rivista di storia e letteratura religiosa” (Firenze) 16(1980) q.1, 3-19; M. Sensi, G. Pagnani, Dizionario degli istituti di perfezione, Roma 1980, VI col. 115-122; V. Meneghin, Paolo di Middelburgo fautore dei Monti di Pietà, “Studi francescani” 84(1987) 15-29; id., Influenza creditizia dei Monti di Pietà, “Studi francescani” 86(1989) 93‑136.
[18] Propagation et defence in: Oeuvres sociales, Napoli 1985, IV 637.
[19] Ivi, p. 634.
[20] A.E. Trugenberge, San Bernardino da Siena. Considerazioni sullo sviluppo dell’etica economica cristiana nel primo Rinascimento, Bern 1951.
[21] Pubblicato in: Actes du Cinquième Congrès du Tiers-Ordre de S. François, tenu à Toulouse du 16 au 20 août 1899, Paris [1899], p. 217-227 nonché in: Oeuvres sociales, Napoli 1985, IV p. 649-659.
[22] Le libere elezioni vennero introdotte dalla Costituzione francese del 1875. P. Dehon le appoggiò dopo esser passato dalla posizione monarchica alla repubblicana, e ciò grazie all’influsso dell’enciclica di papa Leone XIII Au milieu des sollicitudes, del 1892 che invitava i cattolici francesi ad accttare il sistema repubblicano.
[23] B. Migdał, Encyklopedia Katolicka, Lublin 1976, vol. II 710-711.
[24] Bogdalski proponeva ai terziari polacchi tra l’altro l’organizzazione di un’unione scolastica cattolica, l’apertura di scuole confessionali, di asili, di aziende di lavoro per le ragazze, di agenzie di lavoro temporaneo, di casse operaie; proponeva inoltre il combattimento dell’usura, l’aggiornamento professionale degli operai, la conduzione di corsi sociali cattolici, la maggiore assistenza ai carcerati, la costituzione di istituti di lavoro coatto per i vagabondi, di ricoveri per gli anziani. Alla fine affermava: “È tuttavia necessario che il nostro Terzo Ordine sia ormai buttato fuori dalla sacrestia, nella quale siede finora e capisca che il suo compito non è solo di devozione, ma per volontà del Santo Padre deve essere eminentemente sociale” (ivi p.38-43).
[25] J.R. Bar, Tercjarstwo franciszkańskie, Kraków 1945, p. 113.
[26] “Acta Sanctae Sedis” 40(1907), p. 470-478, 593-650.